Quando si parla di guerrieri vichinghi, esiste una figura che nel corso dei secoli è diventata quasi leggendaria: il berserker.
Il termine è entrato persino nel linguaggio moderno per indicare qualcuno che combatte in maniera incontrollata e furiosa.
Ma chi erano davvero questi guerrieri?
Nell'antico mondo norreno, un berserkr (al plurale berserkir, in inglese berserker) era un feroce guerriero che si diceva invasato dallo spirito di Odino ("furore"). Prima della battaglia, entravano in uno stato mentale di furia, detto berserksgangr, che li rendeva particolarmente feroci e insensibili al dolore e alla sofferenza.
Le fonti nordiche descrivono spesso la condizione della berserksgangr con espressioni che al lettore moderno suggeriscono l'idea di uno stato di trance, e che non hanno mancato di suscitare tentativi di interpretazione di tipo psicologico o neurologico.
Le fonti medievali norrene parlano di uomini che sembravano entrare in uno stato particolare prima della battaglia. Le saghe li descrivono come guerrieri capaci di combattere con una furia quasi sovrumana, apparentemente insensibili alla paura e al dolore.
Il loro nome, berserkr, viene generalmente collegato all'antico norreno ber-serkr, interpretato tradizionalmente come "pelle d'orso". Esiste però anche una discussione sull'interpretazione del termine, perché alcuni studiosi hanno proposto collegamenti differenti.
L'immagine dell'uomo che indossa una pelle d'orso non è comunque casuale. L'orso era uno degli animali più potenti e temuti dell'Europa settentrionale e, nella tradizione norrena, rappresentava forza, aggressività e ferocia. I berserker vengono descritti proprio attraverso queste caratteristiche.
Prima della battaglia potevano urlare, mordere i propri scudi, colpirsi e compiere gesti che sembravano volerli portare in uno stato di esaltazione estrema.
Poi arrivava la battaglia. E secondo le saghe, la loro furia diventava quasi incontrollabile.
Ma qui bisogna distinguere attentamente storia e leggenda.
Le fonti che raccontano questi guerrieri furono scritte spesso diversi secoli dopo l'epoca vichinga e tendono a rappresentare i berserker in maniera spettacolare. Non abbiamo prove sufficienti per stabilire che entrassero realmente in uno stato di trance sovrannaturale o che fossero immuni alle armi.
Ciò che invece appare evidente è che la figura del berserker esisteva realmente nell'immaginario e nella cultura guerriera scandinava.
E non erano necessariamente semplici combattenti privi di controllo. Alcune fonti li associano direttamente ai sovrani e alle loro guardie personali.
Essere un berserker poteva quindi significare appartenere a un gruppo guerriero prestigioso e temuto. Il loro ruolo ci mostra anche qualcosa di interessante sulla mentalità dell'epoca. La guerra non era soltanto una questione di armi. Era anche psicologia. Un guerriero capace di terrorizzare il nemico prima ancora che iniziasse lo scontro possedeva un vantaggio enorme.
Notizie sull'origine di questi guerrieri sono assenti, anche se Tacito, in riferimento agli Arii una tribù dei Lugi, menziona gruppi di combattenti germanici con caratteristiche simili.
Snorri Sturluson parla di berserker nella saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori.
La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o "mantello di lupo", poiché indossavano le pelli di questo animale.
Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar, i compagni di Odino erano così presentati: «Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l'acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir.»
A queste, si aggiungono occasionali riferimenti di uomini chiamati orsi, se non uomini-orsiː nel Gesta Danorum Saxo Grammaticus riporta che il padre di Thorgils Sprakalägg era un "Ursus" e lo descrive come un plantigrado, oppure come capostipite della casata normanna degli Châtillon era indicato un certo "Ursus".
La venerazione dell'orso non era rara fra i norreni ed i germani. "Posseduti" dallo spirito dell'orso, ritenevano di averne la forza e la ferocia, e di poterne assumere l'aspetto.
Sembra che i berserkir facessero parte di sette o società di guerrieri, come si può supporre da alcune saghe, le quali parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale). Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all'orso. Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si credeva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all'asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.
La terribile reputazione che accompagnava queste bande, e la loro apparizione sul campo di battaglia avevano certamente un grande effetto demoralizzante sui nemici. I berserkir combattevano incoscientemente e con dispiego incredibile di forze.
Erik il Rosso era forse un berserkr. Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d'élite.
Nel 1015 Eiríkr Hákonarson bandì i berserkir, poco dopo il periodo in cui si ipotizza la sua conversione al Cristianesimo.
Agli occhi del Cristianesimo, gli elementi di selvaggio furore accostarono i Berserkir al mito della caccia selvaggia e dunque agli invasati posseduti dal demonio; la Chiesa bandì dunque la figura di tali guerrieri. Gli evangelizzatori predicavano la protezione di un unico dio, non guerriero, padre di tutti gli uomini, contro le trasformazioni dei guerrieri-belva. E così i Berserker divennero l'espressione di un culto in declino: se prima erano considerati indomiti guerrieri dalla forza e dal coraggio sovrumani, a causa della presa di potere dei vescovi, risultano creature diaboliche, fuorilegge, complice l'evoluzione da una società tribale ad una società dall'organizzazione civile più complessa.
Memorabile è l'episodio riportato dalla cronaca anglosassone e dalla saga su Harald Hardråde scritta nel 1225 da Snorri Sturluson, quando sul ponte sullo Stamford (da cui prendeva il nome il villaggio Stamfordbridge), dove il Re Aroldo II d'Inghilterra si scontrò con l'esercito del re norvegese Harald Hardråde, prendendolo di sorpresa, disarmato e impreparato, dopo una marcia leggendaria, a tappe forzate, dalla parte meridionale del regno.
Per ritardare la battaglia e dare ad Harald Hardråde sufficiente tempo per posizionare il suo esercito in formazione circolare su di un'altura, il ponte venne immediatamente occupato da un berserk della guardia d'onore reale, un guerriero norvegese armato di ascia, senza armatura, che combatteva in modo furioso e che terrorizzò l'esercito anglosassone. Egli riuscì a tenere il ponte per circa un'ora, ferendo o buttando di sotto decine di quelli che cercavano di passare, fino a che gli anglosassoni non riuscirono ad ucciderlo portando una barca sotto al ponte e trafiggendolo con una lancia.
Non è da escludere l'impiego di prodotti psicoattivi che avrebbero avuto il ruolo di enfatizzare la condizione dei guerrieri Berserker, attraverso lo stato alterato di coscienza; non mancano i collegamenti all'ergotismo o ancora si attribuisce un ruolo di rilievo alle sfrenate danze e altri rituali collettivi. Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come "droga" per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza.
Secondo il professore Howard Fabing la "furia dei berserkir", detta anche berserksgangr, poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo. La faccia si gonfiava. Seguiva una grande rabbia, durante la quale poteva ululare come un animale selvaggio, unita al desiderio di assalire il prossimo, senza distinzione tra amici o avversari. Quando la rabbia si esauriva, il berserker risultava stremato e questa condizione poteva protrarsi per giorni.
Secondo il professore Jesse L. Byock, tale furore potrebbe anche essere stata causata dalla malattia ossea di Paget. La crescita incontrollata delle ossa del cranio poteva causare una pressione dolorosa sulla testa. Come prova, menziona le teste grosse e sgradevoli di Egill Skallagrímsson nella Egils saga. Altre possibilità sono epilessia e isteria.
Altri hanno sostenuto che i temuti Berserker vichinghi si eccitassero con un infuso di funghi allucinogeni del tipo Amanita muscaria. Nell'inglese moderno è diffuso il detto to go berserk, che indica il perdere completamente il controllo, proprio come questi feroci guerrieri.
Sulla scia degli studi di Luigi Luca Cavalli Sforza nella ricostruzione 'storica' del genoma umano, sono stati individuati tra Norvegia e Svezia tracce di una deriva genetica avvenuta nel passaggio alle culture del Neolitico, che sarebbe all'origine della malattia rara conosciuta come porfiria. La malattia, nel Medioevo, era nota come 'licantropia' ed ha un profilo sintomatologico acuto particolarmente aderente alla berserksganga, come anche la descrizione leggendaria richiama la testa d'orso o di lupo che i Berserkir usavano come copricapo distintivo.
Come nel caso dell'emocromatosi e l'adattamento alla nutrizione cerealicola dei protocelti/protosassoni, la porfiria sarebbe dovuta al lungo isolamento e all'adattamento in regioni scarsamente soleggiate, prive di vegetazione e di cibi zuccherini, con un'alimentazione a base di sangue e latte di renna, in un territorio ostile, privo di riferimenti e popolato da predatori competitivi, come l'orso e il lupo. Se i risultati della ricerca genetica verranno confermati dalla ricerca archeologica, è probabile, in base alle tattiche e alle modalità di combattimento, che fossero Berserkir, portatori di porfiria, sia la guardia d'onore di Harald Bella Chioma, primo re norvegese, sia gli Ironsides di Oliver Cromwell, come i Danesi descritti da Tacito e gli Spartani delle Termopili, visto che è documentata la presenza di porfirici nell'area Mediterranea fin da Ippocrate.
Nel corso del tempo, il berserker è diventato quindi una figura sospesa tra realtà storica e leggenda. Non sappiamo esattamente quanto ci fosse di rituale, quanto di addestramento e quanto di costruzione letteraria. Ma sappiamo che l'immagine del guerriero che trasformava la propria furia in un'arma faceva parte della cultura norrena.
E forse è proprio questo il motivo per cui, più di mille anni dopo, la parola "berserker" continua ad avere un significato così potente.