Quando immaginiamo un banchetto vichingo, probabilmente ci viene subito in mente una grande tavola di legno piena di carne arrosto, pesce, pane, formaggi e boccali di birra o idromele.
L'immagine non è completamente sbagliata.
Ma c'è un dettaglio fondamentale che spesso dimentichiamo: non tutti i Norreni mangiavano allo stesso modo.
La società dell'epoca vichinga era profondamente gerarchica e il cibo rappresentava anche ricchezza, prestigio e potere. La maggioranza della popolazione viveva di agricoltura e allevamento, mentre una piccola élite poteva permettersi grandi banchetti, carne in quantità e prodotti che per una famiglia contadina sarebbero stati difficili da ottenere.
Per capire cosa finiva realmente sulla tavola di un abitante della Scandinavia dell'epoca, quindi, dobbiamo fare un viaggio attraverso le diverse classi sociali.
La maggior parte delle persone nella Scandinavia dell'epoca vichinga non era composta da guerrieri professionisti. Erano agricoltori, allevatori, pescatori e artigiani. La fattoria rappresentava il centro della vita quotidiana e gran parte del cibo veniva prodotto direttamente dalla comunità. Bisognava coltivare i campi, allevare gli animali, pescare e soprattutto conservare abbastanza provviste per affrontare l'inverno.
E qui arriviamo a uno degli alimenti più importanti di tutti: i cereali.
Orzo e avena erano fondamentali e venivano utilizzati per preparare pappe, zuppe e pane. Il pane poteva essere prodotto con orzo, avena e diverse varietà di frumento. Il grano, tuttavia, aveva un valore sociale maggiore rispetto all'orzo ed era associato a una dieta più prestigiosa. Una normale giornata poteva quindi iniziare con una pappa di cereali e proseguire con zuppe dense nelle quali venivano aggiunti gli ingredienti disponibili: verdure, legumi, erbe, grassi animali o piccoli pezzi di carne.
Non era una cucina "povera" nel senso moderno del termine. Era una cucina adattata alla disponibilità locale e alla necessità di conservare le scorte.
In una società agricola del Nord, il territorio determinava moltissimo ciò che finiva nel piatto. Chi viveva vicino al mare poteva contare sul pesce. Chi abitava vicino a fiumi e laghi poteva sfruttare la pesca d'acqua dolce. Nelle fattorie erano presenti bovini, pecore, capre e maiali, che fornivano carne, latte e altri prodotti.
Il bestiame, però, non era semplicemente una fonte di carne. Un animale vivo rappresentava una risorsa che poteva essere sfruttata per anni. Una mucca, per esempio, poteva fornire latte, mentre pecore e capre offrivano latte e lana o pelo oltre alla carne. Per questo motivo macellare un animale poteva essere una decisione importante, soprattutto per una famiglia che doveva superare l'inverno.
Le analisi dei resti alimentari e degli scarti di macellazione mostrano infatti la presenza nella dieta di bovini, ovini, caprini e suini, mentre cereali come orzo e avena erano elementi fondamentali dell'alimentazione.
In Scandinavia l'inverno poteva essere lungo. Per questo conservare gli alimenti era essenziale. Carne e pesce potevano essere essiccati, affumicati o salati. Il latte poteva essere trasformato in prodotti che si conservavano più a lungo. I cereali venivano immagazzinati. Le provviste dovevano essere organizzate in modo da durare per mesi. Questo significa che la dieta norrena cambiava anche durante l'anno. Durante la stagione produttiva si potevano consumare maggiormente gli alimenti freschi, mentre durante l'inverno si faceva affidamento sulle scorte accumulate nei mesi precedenti. La vera abilità della famiglia contadina non consisteva quindi soltanto nel procurarsi il cibo. Consisteva nel farlo durare.
Non tutti vivevano in una fattoria. Durante l'epoca vichinga crebbero anche importanti centri urbani e commerciali come Birka e Hedeby. Qui vivevano mercanti, artigiani e persone provenienti da regioni molto diverse. La vicinanza ai mercati e alle rotte commerciali poteva ampliare la disponibilità di prodotti. Ma anche per loro la base dell'alimentazione rimaneva costituita da prodotti relativamente semplici: cereali, pane, pesce, carne, latticini e altri alimenti disponibili localmente. La differenza poteva essere rappresentata dalla possibilità di acquistare prodotti che non erano facilmente disponibili nella propria fattoria. Ed è proprio qui che il cibo cominciava a diventare anche un segno di status.
Arriviamo finalmente alla parte che probabilmente immaginiamo più facilmente quando pensiamo ai Vichinghi. Il guerriero.
Ma anche qui bisogna sfatare un mito. La maggior parte degli uomini non trascorreva la propria vita a bordo di una nave o combattendo. La maggioranza era costituita da agricoltori e capifamiglia. La guerra e la caccia come attività legate al prestigio erano soprattutto associate alle élite. Un guerriero appartenente alla cerchia di un capo, tuttavia, poteva partecipare ai grandi banchetti organizzati nella sala del signore. Ed è qui che la dieta poteva cambiare radicalmente. Nelle grandi proprietà aristocratiche si organizzavano banchetti destinati non soltanto a nutrire le persone, ma anche a dimostrare il potere del padrone di casa. Più ospiti poteva sfamare un capo. Più abbondante era il banchetto. Più grande appariva la sua capacità di comandare e distribuire ricchezza. Il cibo diventava quindi uno strumento politico e sociale.
Per l'élite potevano comparire alimenti considerati particolarmente prestigiosi. Uno degli esempi più interessanti è il frumento. Il pane di grano aveva un valore sociale maggiore rispetto al comune pane d'orzo o d'avena. Le fonti letterarie norrene associano inoltre determinati alimenti al lusso e allo status: la Rígsþula, per esempio, presenta differenze nell'alimentazione dei vari livelli sociali, mentre altre fonti ricordano il valore attribuito a cibi raffinati. Il vino, poi, era un prodotto particolarmente prestigioso nel Nord perché non poteva essere prodotto facilmente nelle regioni scandinave. Arrivava attraverso le reti commerciali. Possedere vino significava quindi avere accesso a qualcosa di costoso e lontano. In una società nella quale il prestigio del capo dipendeva anche dalla sua capacità di distribuire ricchezza, poter offrire vino ai propri ospiti era un modo per mostrare quanto fosse potente.
Il maiale aveva un ruolo importante nell'alimentazione e, secondo le fonti disponibili, la carne di maialino poteva essere considerata particolarmente pregiata. Ma durante i grandi banchetti potevano comparire anche altri tipi di carne. Bovini, pecore, capre e maiali erano tutti presenti nella dieta. E in determinati contesti poteva comparire persino la carne di cavallo. Qui però dobbiamo fare una distinzione importante. Il consumo di cavallo non significa necessariamente che i Norreni mangiassero abitualmente i propri cavalli. In alcuni contesti il cavallo aveva un ruolo particolare e poteva essere associato a riti e banchetti cerimoniali. Il Museo Storico Svedese sottolinea come i pasti rituali con carne di cavallo fossero legati anche a prestigio, potere e ritualità.
L'idromele apparteneva perfettamente al mondo dei banchetti e della convivialità norrena. Ma è importante non trasformare la Scandinavia vichinga in una gigantesca festa dove tutti bevevano idromele ogni giorno. Il miele era una risorsa preziosa e la produzione di idromele richiedeva miele sufficiente per la fermentazione. Era quindi una bevanda adatta soprattutto a occasioni particolari, banchetti e contesti di prestigio. E il banchetto aveva una funzione che andava ben oltre il semplice mangiare. Sedersi insieme, condividere cibo e bevande, distribuire porzioni e brindare poteva contribuire a creare legami di fedeltà e rapporti politici. Il capo non dimostrava la propria ricchezza semplicemente possedendo il cibo. La dimostrava distribuendolo agli altri.
La risposta più corretta è: dipendeva da chi era.
Un contadino viveva principalmente dei prodotti della propria fattoria e del territorio circostante: cereali, pane, pappe, zuppe, latticini, pesce, verdure e carne quando disponibile.
Un artigiano o un mercante poteva avere accesso a una maggiore varietà di prodotti grazie ai mercati.
Un guerriero della cerchia di un capo poteva partecipare ai banchetti della sala aristocratica.
E un grande capo poteva utilizzare il cibo come una vera e propria dimostrazione di potere, offrendo ai propri ospiti carne, pane di qualità superiore, bevande pregiate e prodotti provenienti da lontano.
La tavola, insomma, raccontava la società. Più eri in alto nella gerarchia, più potevi permetterti di trasformare il cibo da necessità in prestigio.