Quando si parla di Thor, quasi tutti pensano immediatamente al suo martello Mjöllnir. Eppure, nelle antiche saghe nordiche, il dio del tuono possedeva altri due compagni inseparabili, tanto particolari quanto poco conosciuti: Tanngrisnir e Tanngnjóstr, le due capre che trainavano il suo carro.
I loro nomi possono essere tradotti approssimativamente come "Colui che digrigna i denti" e "Colui che mostra i denti", un dettaglio che già lascia intuire il loro carattere tutt'altro che docile.
Secondo l'Edda in Prosa di Snorri Sturluson, Thor attraversava il cielo a bordo di un enorme carro trainato proprio da queste due possenti capre. Il fragore delle ruote e il galoppo degli animali erano talmente violenti che gli uomini li percepivano come il rombo dei tuoni durante i temporali.
Molti immaginano Thor mentre vola grazie al martello, ma nelle fonti più antiche il suo mezzo di trasporto principale è proprio questo carro.
La caratteristica più sorprendente, però, riguarda ciò che accadeva quando Thor si fermava per la notte.
Durante i suoi lunghi viaggi, il dio non aveva problemi a procurarsi il cibo. Bastava uccidere le proprie capre, cucinarne la carne e consumarla insieme ai suoi ospiti. Terminato il banchetto, raccoglieva con cura tutte le ossa, le disponeva sopra le pelli degli animali e le consacrava con Mjöllnir.
Il mattino seguente Tanngrisnir e Tanngnjóstr tornavano in vita, perfettamente sane e pronte a riprendere il viaggio.
Questa scena, che oggi può sembrare quasi bizzarra, rappresentava un concetto molto importante per i popoli nordici: la morte non era sempre definitiva, ma poteva essere parte di un ciclo continuo di distruzione e rinascita.
Esiste però un episodio che dimostra come perfino Thor non fosse immune dalle conseguenze delle azioni altrui.
Una sera il dio offrì il pasto a una famiglia di contadini, raccomandando loro di non rompere le ossa delle capre. Un ragazzo, chiamato Þjálfi, non resistette alla curiosità e spezzò il femore di una delle due per mangiarne il midollo.
Quando il giorno seguente Thor riportò in vita gli animali, una delle capre si alzò zoppicando.
Il dio si infuriò, ma decise infine di risparmiare la famiglia. Come compensazione, Þjálfi e sua sorella Röskva entrarono al suo servizio e divennero da quel momento suoi fedeli compagni di viaggio, comparendo in numerose altre avventure narrate dalle saghe.
Questo racconto mostra un aspetto spesso dimenticato della mitologia norrena. Gli dèi non erano esseri perfetti e lontani dagli uomini: viaggiavano, mangiavano, si arrabbiavano, stringevano accordi e vivevano situazioni che ricordano molto da vicino la vita quotidiana, pur inserite in un contesto fantastico.
Le due capre di Thor sono quindi molto più di semplici animali da traino. Simboleggiano il potere del dio, il ciclo della vita e della rinascita e quel legame profondo tra il mondo divino e quello umano che caratterizza tutta la mitologia nordica.
E chissà… la prossima volta che sentirete un tuono in lontananza, forse non sarà soltanto un temporale. Forse Thor sta ancora attraversando il cielo sul suo carro, trainato dalle inseparabili Tanngrisnir e Tanngnjóstr.